Psicologia: Workaholism

Il termine Workaholism è stato introdotto negli anni ’70, e descrive la dipendenza psicologica, quasi maniacale nei confronti dell’attività lavorativa, ovvero la tendenza a lavorare troppo, in maniera compulsiva, da non confondersi con la passione per il lavoro.

Esistono diverse forme di workaholism, una è quando il lavoro rappresenta il centro di tutti gli interessi della sua vita e condiziona i suoi rapporti sociali, anche al di fuori del lavoro, spesso viene mal visto dai suoi stessi colleghi, che stanchi o critici al questo suo attaccamento, facilmente lo evitano.

Si verifica una vera trasformazione dell’umore, che possono facilmente passare da stadi di eccitazione ad una profonda tristezza, fino a trovare un senso di pace, solitamente si preoccupano troppo poco del loro reale stato di salute, sottovalutando il continuo stress al quale si sottopongono ogni giorno.

La tolleranza verse se stesso e le proprie forze diminuisce sempre più, il lavoratore si sente quasi obbligato ad aumentare le ore di lavoro e di conseguenza anche la mole di attività, non ha orari, non fa mai pause, lavora anche di notte o quando è in ferie.

Non è in grado di porre un netto confine tra la vita professionale e quella personale, no n solo, ma detesta e disprezza coloro che si dedicano ad attività inutili, secondo lui, quali la musica, stare in famiglia o uscire e divertirsi con gli amici.

Nei periodi di assenza forzata, come per le ferie o per una malattia, ha delle vere e proprie crisi di astinenza, diventa irritabile, di umore molto variabile, ed il solo pensiero di non avere nulla da fare lo mette in agitazione o meglio è angosciante.

Il primo passo per guarire è quello di farsi aiutare, riconoscere consapevolmente di avere questo problema, è un buon punto di partenza per star meglio con se stessi e con gli altri.